giovedì 1 maggio 2008

Il pazzo

Quel sottile filo che divide la nostra normale vita da quella di un pazzo, il nostro modo di pensare da quello di una mente contorta, instabile e malata, è così fragile che, in ogni attimo, può essere spezzato.

Sotto la luce tenue dei lampioni, in mezzo alla folla che si accalcava davanti alle vetrine dei negozi del centro città, passeggiava X.

Nel calore del suo impermeabile guardava quelle facce allegre a fare tutte la medesima cosa. “E' gente comune, normale”, pensava.

Il dubbio si era però insinuato nella sua mente da molto tempo : “ ma io..sono sano di mente?”.

Era una domanda continua, un vero e proprio tormentone giornaliero. Non che X avesse mai dato segni particolarmente gravi di squilibri, però non si sentiva più molto sicuro della sua posizione. Aveva insomma si o no spezzato quel sottile filo?

Si sedette su una panchina ai bordi della via, proprio accanto ad una anziana signora.

Incrociate le sue lunghe gambe si lasciò per l'ennesima volta trasportare dai suoi pensieri...”ma io..sono sano di mente???..Non riesco a capire. Non amo fare tutto quello che normalmente fa la gente. Amo dormire di giorno e lavorare di notte, non ho grandi progetti futuri, non penso alle ferie estive e guardo la televisione solo se è spenta.” continuava “ Non ho molte cose in comune con gli altri, i miei vicini mi evitano con molta cura...lo sento. Eppure io..beh io non mi sento strano, anzi davanti allo specchio mi vedo normale...”

Questi pensieri andavano e venivano di continuo, non riusciva più ad uscirne fuori. Era sempre più stanco, si sentiva continuamente osservato, tenuto sotto stretto controllo da tutti, come se la gente guardandolo per strada, al lavoro o seduto su quella rovente panchina, potesse leggere nel fondo dei suoi pensieri.

Avrebbe voluto sparire nel nulla, era veramente al limite.

Si alzò di scatto. In un attimo fu dritto in piedi.

Guardò in faccia la vecchia che era seduta accanto a lui, poi cominciò a cantare a voce alta. La gente che passava, ora lo guardava veramente di cattivo occhio, sempre con maggiore disprezzo..imbarazzo..paura..

“Non basta ancora”, pensò.

Alzò il tono della sua brutta voce, sempre più, sempre più, alternando le parole di una canzone con bestemmie ed insulti a casaccio.

Si girò di scatto con gli occhi stravolti verso la vecchia ormai impietrita, alzò la mano al cielo come per colpirla, ma nel momento in cui cercò di far partire il colpo, sentì il suo braccio fermato da una possente presa.

I due agenti di polizia cercavano ora di trattenerlo mentre inferocito, X si dimenava. Come una lucertola su un palcoscenico. Sfinito si lasciò trasportare via.

Ora nella strada la folla si guardava, si chiedeva che fosse successo a quell'uomo. Loro non conoscevano la sua storia.

Dopo svariati mesi di processi X fu infine ricoverato in un ospedale psichiatrico dove, finalmente libero, cessò di vivere quarantasei anni dopo.

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